Molto lavoro per l’avvenire

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Sono parroco da 3 anni e non riesco ancora a conoscere la mia parrocchia in tutta la sua estensione, e nemmeno conosco tutti i fedeli. Un paio di settimane fa sono potuto arrivare ad uno dei villaggi che mi mancava ancora di visitare almeno una volta, il villaggio di Chogwa. Si tratta di un villaggio che è stato fondato l’anno scorso, e questo è stato uno dei motivi per il quale non avevo potuto visitarlo.

Nella Messa si sono battezzate quattro bambine tra gli 11 e i 13 anni, che avevano fatto il catecumenato l’anno scorso. Purtroppo non avevamo potuto fare il battesimo prima, per le molte attività della parrocchia e della diocesi, così che abbiamo dovuto fare i battesimi nel tempo di quaresima. Ma L’immensità della nostra terra di missione, ci impedisce di avere il lusso di finire i battesimi nell’anno 2017. Abbiamo 53 villaggi, molto dispersi. Questo villaggio di Chogwa non è molto lontano, ma sarà almeno a 20 km da qui. Non ha molti fedeli: ci sono appena un paio di famiglie, che però si trovano ad una grande distanza dagli altri villaggi e non possono andare così lontano a pregare.

L’anno scorso mi hanno chiesto il permesso di fondare un nuovo villaggio, o cappella, e gli ho detto che avremmo provato come sarebbe andata. Se si sarebbero riuniti o no, se ci sarebbero stati i catechisti, ecc. Si sono sforzati moltissimo; un catechista di un altro villaggio arriva fino a lì per catechizzare, percorrendo circa 10 km in bicicletta ogni settimana.

Siamo partiti verso quel luogo immaginando che sarebbe stato un luogo piccolo, con poca gente. Ma allo stesso modo abbiamo preparato le cose per questa occasione, come i giochi per i bambini da fare mentre durante le confessioni.

Ci siamo andati con le suore, due volontarie argentine, un chierichetto e il catechista, che abbiamo caricato quando siamo passati per il suo villaggio, Shiki. Di passaggio abbiamo visitato la cappella del villaggio di Mughe, dove ci siamo trovati con il tipico paesaggio di questi piccoli e poveri villaggi, con molti pagani, e molta gente che ci saluta ma senza sapere che siamo missionari.

A Mughe è salito il catechista di questo luogo: una delle due catechiste donne che abbiamo nella parrocchia, dove i catechisti sono in totale 43. Nell’auto andavamo molto stretti, e il cammino dopo Mughe ha iniziato ad essere molto complicato.

Si trattava di un semplice viottolo, che a tratti diventava per le biciclette. I rami rischiavano i fianchi dell’auto, e in qualche momento le rocce e la terra toccavano la parte inferiore. Siamo passati per alcuni tratti inclinati, così inclinati che l’auto stava per girarsi su un lato, ma non ci sono state brutte conseguenze. In altre parti ho dovuto scendere per vedere bene le canalette ai lati del cammino che erano occulte e coperte dall’erba alta del tempo delle piogge. Ho potuto passare al di sopra di alcune insenature molto profonde, passandovi sopra con le ruote, come quando si mette l’auto nella fossa di un meccanico.

Infine siamo arrivati a Chogwa, la mia prima volta. Anche se avevamo immaginato un villaggio molto piccolo, credo che la realtà ha superato tutto quello che potevamo arrivare ad aspettarci. Si trattava di una cappella piccolissima, con pareti di pali e tetto di paglia e foglie di palma. Una povertà insigne. Mi sono emozionato molto quando all’arrivo è venuta la gente fuori dalla cappella con una grande gioia, applaudendo e cantando. Non erano più che 7 adulti e circa 10 bambini. Dopo sono arrivati alcuni altri, ma non molti, forse altri 7-8. Mi ha emozionato molto io, appena arrivati in questi luoghi così umili e lontani, il vedere la gente che si riunisce per pregare, per pregare e vivere la propria fede cattolica. Si trovano nei posti più lontani della missione, sono molto poveri, ma hanno questa Fede che li fa stare uniti con tutti i cattolici del mondo. Hanno la stessa nostra fede! E ci troviamo in mezzo al nulla!

Mi ha dato una grande gioia vedere le bambine che venivano a battezzarsi. Sembravano molto preparate, ma materialmente molto povere. Non avevano potuto farsi un vestito, come negli altri villaggi, e si sono comprate una maglietta azzurra per essere tutte uguali. Mentre si facevano i preparativi per la Messa ho detto alle suore e alle volontarie di mettersi a giocare con i bambini. I maschi che erano circa tre non sapevano giocare a calcio. Nel frattempo ho confessato… credo due persone.

La maggioranza delle persone di lì non posso ricevere i sacramenti, o perché non sono ancora battezzati o perché si sono sposati come pagani. Dopo hanno pregato il rosario e abbiamo cominciato la Messa. È molto emozionante pregare in luoghi come questo, mi attrae particolarmente, non so perché, forse per questa semplicità e umiltà. C’era molto silenzio, eravamo pochi, stavamo in mezzo alla campagna alle ore 13:00, sotto il sole del mezzogiorno… in questa “cappella”, o insieme di rami, niente poco di meno che celebrando la Santa Messa, il Santo Sacrificio dell’Altare, quasi al punto di far diventare cristiane a queste quattro bambine.

Dopo la Santa Messa ho regalato un quadro del Cuore Immacolato di Maria per questa cappella, affinché la gente di lì abbia qualche immagine davanti alla quale pregare. Ho anche dato alcuni regalini alle nuove cristiane, e infine abbiamo regalato un rosario a tutti, dato che erano così pochi e i rosari sarebbero bastati.

Fuori della chiesa ci siamo fatti una foto tutti insieme. Dopo ci hanno invitato a riposare mentre portavano il cibo. Quelli che facevano servizio erano le bambine del battesimo, che hanno hanno pregato tutte insieme la preghiera di benedizione del cibo in ginocchio.

Ce la siamo passata molto bene lì. Mentre mangiavamo i leader ci chiedevano cose riguardo la nostra cultura. La verità e che in questi posti così pacifici viene la voglia di rimanerci. Rimanerci a parlare e ad insegnare il catechismo. Il luogo è il più adeguato, e la gente è tra le migliori disposte. Immaginate che è tutto un onore che venga il padre a celebrare la Messa, e ancora di più se ci andiamo solamente una o due volte l’anno. Ci pregavano affinché rimanessimo per parlare e insegnare.

Prima di iniziare a ritornare siamo andati a vedere le basi della Cappella che vogliono costruire. Il luogo è bello, in una montagna, con una bella vista di una specie di valle, con alcune montagne di roccia a breve distanza. Abbiamo dovuto lasciare l’auto e continuare a camminare per circa 400 m. Le basi erano fatte di pietra, ma incollate con del fango. Gli ho detto che li avremmo aiutati regalandogli del cemento, ma che sarebbe stato buono che incollassero le pietre con il cemento affinché l’edificio potesse durare di più, anche se questo non sarebbe stato l’edificio definitivo. Abbiamo iniziato a ritornare in auto con molta attenzione, per non rimanere a piedi.

Quanto manca ancora per l’evangelizzazione di questi popoli! E si deve arrivare fino a lì, e predicare loro e celebrare la Messa, anche se sono pochi cristiani. Che la fede continui a fare radici, sebbene mancano molte generazioni ancora, però questo giorno a Chogwa si sono battezzati 4 catecumeni, e altre persone hanno partecipato alla Messa, e si rallegrano nel pensare che avranno una chiesa, che la comunità continuerà a crescere.

Al guardare la lista dei villaggi che abbiamo nella missione vedo con ammirazione che ci sono soltanto due villaggi nei quali non sono andato a celebrare la Messa. Spero di farlo nel tempo di Pasqua. Vedo con un po’ di rossore vergogna che ci sono altri villaggi nei quali sono andato soltanto una volta. È vero che gli altri sacerdoti ci sono andati in altre occasioni, ma certamente questo ci indica tutto il lavoro che ci rimane da fare.

Ci raccomandiamo alle vostre orazioni.

¡Firmes en la brecha!

P. Diego Cano, IVE.