Battesimi a Namba Nane

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Siamo entrati nella settimana più grande dei cristiani, la Settimana Santa, settimana molto profonda dal punto di vista della vita spirituale. Una settimana che ogni cristiano vuole vivere bene per riformare la propria vita, rinnovare propositi, prendere nuove forze a partire dalle cerimonie liturgiche e dalla ricezione dei sacramenti. Dal punto di vista pastorale, e certamente anche una settimana di lavoro, molto intensa per il sacerdote.

Sento il dovere di parlarvi del nostro lavoro nella missione in questi giorni. Ieri abbiamo iniziato bene con la cerimonia della domenica delle palme. Abbiamo potuto fare quattro processioni delle palme, in diversi punti della missione. Questa Settimana Santa sarà storica, perché saremo quattro sacerdoti e pertanto l’attenzione spirituale è molto più importante.

Ad ogni modo voglio lasciare per le prossime cronache il racconto dei dettagli dei ritiri di Quaresima che abbiamo fatto nei diversi centri, la celebrazione della solennità di San Giuseppe, l’incontro di giovedì nella parrocchia e la festa della Domenica delle Palme. Adesso voglio mostrarvi semplicemente alcune foto, con un breve racconto e qualche riflessione sui battesimi che ho fatto domenica 25 febbraio a Namba Nane. Adesso che lo scrivo mi rendo conto di come passa veloce il tempo… è già trascorso un mese e mi ero proposto di raccontarvi queste cose quando erano successe.

Posso sottolineare varie cose di questa visita a Namba Nane. La prima è che quando sono arrivato al villaggio i fedeli stavano pregando tutti dentro la cappella le orazioni del mattino e il rosario. Alla fine di queste preghiere era già mezzogiorno, e pertanto iniziava a fare molto caldo. Mi sono immaginato come sarebbe stata la cappella se avessimo iniziato la Messa alle ore 13:00, dopo le confezioni. Cosa che ho provato altre volte.

Avevano preparato un posto sotto gli alberi per fare la festa dei battesimi. Perché diciassette battezzandi erano adolescenti, giovani e adulti, ed è usanza festeggiare nel villaggio, come vi ho raccontato altre volte. Quindi ho chiesto se non preferivano che facessimo la Messa lì fuori, così non si sarebbe sofferto tanto il calda. Inoltre la chiesa era piccolissima, con finestre molto piccole, molto scura, con poca ventilazione e stretta. Per i battesimi diventa complicato ordinare la fila. Questa volta c’erano anche cinque bambini, per un totale di ventotto battezzandi, più i loro padrini e madrine, così che la fila sarebbe uscita fuori dalla chiesa.

In pochi minuti hanno spostato i banchi e si è preparato per la Messa, mentre io finivo di confessare e di prepararmi. Mi ha fatto molto piacere celebrare lì, e per questo vi scrivo queste linee e vi mostro queste foto. Credo che non devo abituarmi a questo, perché amministrare questa quantità di battesimi e fare la cerimonia sotto gli alberi perché la gente non entra la cappella, una benedizione immensa che mostra la bontà di Dio con i missionari. Ricordavo anche che in questa cappella ho fatto i miei primi battesimi in Africa nell’anno 2013. Cinque anni dopo si possono vedere tanti traguardi, soprattutto quello che adesso posso comunicare con la gente, e questo mi dà anche molta gioia. Vedo come è cresciuto il catechismo, in qualità e quantità, è ancora gioisco.

Purtroppo vedo anche che la costruzione della chiesa che hanno iniziato accanto al vecchio edificio è ferma da quattro anni. Il problema è che la gente di lì non si mette d’accordo per aiutarsi, collaborare e così rimangono fermi. In realtà in potrebbero andare avanti, ma è entrato nel gruppo delle persone che si trovano lì da molto tempo un certo spirito di lamentela, di divisione. Vi racconto questo perché credo che possa essere anche un insegnamento per noi. Si vedono due gruppi ben delineati: da un lato i bambini e giovani che iniziano il catechismo e che hanno ricevuto i sacramenti e che hanno molta forza d’animo (molti di loro sono entrati nella Legione di Maria e sono molto entusiasti), dall’altro lato si trovano quelli che si sono mal abituati, che non vogliono assecondare le indicazioni dei leader, che vogliono vivere senza avvicinarsi alla ricezione dei sacramenti, senza regolarizzare la loro situazione matrimoniale, ecc… Si vede in loro qualcosa della tristezza di sempre.

In definitiva il frutto del cattivo spirito, che è spirito di lamentela, di divisione e di scoraggiamento. Questo fa sì che non si compiano gli obiettivi, che si fermi lo spirito e che nasca da questo la tristezza. Ho detto loro già altre volte che se non hanno il desiderio di cambiare continueranno così e non aggiungeranno nemmeno un mattone in più, non perché io non li lasci costruire, ma perché loro stessi non hanno il desiderio di andare avanti. Le speranze le mettiamo in coloro che vogliono lavorare, il nostro desiderio è che mettano le mani all’opera, perché è vero che serve una chiesa più grande già che c’è molta gente nei dintorni.

Continuando a raccontare di questo giorno, dopo la Messa c’è stato il pranzo, tutti insieme sotto l’albero, e poi un piccolo spettacolo dove hanno cantato i neobattezzati, il coro e infine hanno ricevuto i regali che gli ho portato. Ci siamo congedati in maniera rapida perché si avvicinava una tormenta ruggente che minacciava un acquazzone.

Che possono migliorare il loro catechismo, l’insegnamento, la predicazione, la ricezione sacramenti e che crescono e la vita cristiana… Questo è evangelizzare.

 

Dio vi benedica.

Firmes en la brecha!

P. Diego Cano