Ad Ihata, un’altra vittoria

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Alessandria, Egito, 24 junio 2018

Mentre ordinavo le foto di questo periodo ho trovato queste foto di Ihata. Mi sono reso conto che non avevo scritto niente su questa visita, e mi sembrava molto importante non tralasciarlo, perché si tratta di un villaggio che noi chiamiamo “nel lontano Ovest”della parrocchia. In questo centro avevamo due villaggi che chiamavamo “morti”. Avevano perso i loro catechisti, la gente aveva smesso di partecipare alle attività parrocchiali come le riunioni, organizzazioni, campeggi e feste. Avevano anche smesso di partecipare alle attività del centro al quale appartengono; e questo per molti anni.

Però, pur non tenendo questa gente in conto per le attività, non volevamo neanche cancellarli dalla lista delle cappelle, perché rimane sempre una luce di speranza. Ci sono alcuni cristiani, anche se hanno smesso di pregare… ci sono sempre bambini, che sebbene i genitori non vadano in chiesa loro vorrebbero andarci. Una delle grandi difficoltà è quella di trovare un catechista. Senza di lui il villaggio non può andare avanti… e questo perché il catechista è come l’anima di della comunità cristiana. Il catechista congrega la gente per pregare, dirige la Liturgia della Parola, è il nesso con la parrocchia, con il parroco e con tutti i sacerdoti che si trovano nella missione.

Ihata ha avuto un catechista che non aveva lo spirito per portare avanti le cose. Teneva per sé gli aiuti che i fedeli portavano alla chiesa e non cercava il progresso. Ricordo che nell’anno 2013 c’era ancora una cappellina. L’ho potuta vedere in piedi per molto tempo. Dopo è rimasto soltanto l’altare di fango… e in fine si è ridotta ad un cumulo di macerie. Dava molta tristezza vedere questo, quando passavamo da quei villaggi. Ai nuovi missionari, quando passiamo di lì, racconto che lì c’era una cappella, e rimangono stupiti, perché veramente non rimangono tracce di questa.

Grazie alle vostre numerose preghiere abbiamo potuto vedere una luce di speranza. In questo centro del “lontano Ovest”, la gente ha cominciato a prendere molta forza. A partire da ciò si è potuta costruire una casa per i missionari, che ancora non è terminata, ma che incoraggia i fedeli a vedere un futuro migliore, con la visita più frequente dei missionari, dei padri e delle suore. Abbiamo potuto aiutare anche a costruire alcune cappelle come quella di Itobora e Salawe… e tutto questo è contagioso. I fedeli si sono decisi a chiedere ad un giovane di un’altra parte della parrocchia se voleva essere il loro catechista. Questo ragazzo ha accettato molto generosamente, così ha viaggiato 50 km a piedi, è andato a vivere lì e hanno cominciato a pregare nuovamente. Adesso vengono alle riunioni parrocchiali e alle attività del centro. C’è un gruppo di bambini e uno degli adulti. Veramente ci sono molti pagani, ma che hanno già iniziato ad essere catecumeni da due anni.

I fedeli hanno trovato un terreno non molto grande per costruire la chiesa. È stato donato da uno di loro. Attualmente si uniscono in una delle case, e pregano sotto l’ombra degli alberi in questo luogo. Mi hanno chiesto di andare a celebrare la Messa lì, e abbiamo anche benedetto il terreno. Ci sono andato molto volentieri, poiché sebbene conoscevo il posto, dato che ci passavo molte volte, non vi avevo mai celebrato la Messa, fin dal mio arrivo alla missione, 5 anni fa. E la Messa non si celebra lì da tutto questo tempo.

Ci sono circa 35 km di viaggio, e si passa per il fiume che la volta scorsa avevo dovuto attraversare a piedi. Ho trovato un paesaggio completamente diverso: già non c’era acqua, ma avevano riempito il luogo con pietre e terra. All’arrivo mi sono dovuto fermare un po’ al centro per attendere qualcuno che mi dicesse esattamente dove celebrare la Messa.

Il catechista Yohane arrivava di corsa… e dietro di lui venivano le bambine che cantavano per ricevermi. C’era molta gente, perché avevano invitato quelli dei villaggi vicini. Questa è stata una cosa molto buona, perché si comincia a vivere come una grande famiglia cristiana.

In quel luogo avevano preparato tutto. C’era ovunque grande gioia. Le bambine hanno cantato per un bel po’ e ho chiesto cosa fosse una costruzione che era li vicino ed era quasi crollata. Mi hanno detto che era una moschea; e ho fatto alcune foto per voi.

Gli ho detto di non costruire vicino a loro per avere una vita tranquilla e allo stesso tempo non disturbare gli altri. Mi hanno detto che non l’avrebbero fatto, perché il terreno distava circa 100 m, e che in quel luogo avremmo avuto soltanto la Messa questo giorno, perché c’è la casa di uno dei fedeli dove sempre si riuniscono a pregare.

Dopo il tradizionale the, che  ho bevuto insieme i catechisti, abbiamo iniziato i preparativi per la celebrazione. Mentre il resto della gente che veniva dai villaggi vicini beveva anche qualcosa.

Mi sono messo a confessare mentre si pregava il rosario, e tutti i penitenti sono stati i bambini, se non forse per due o tre adulti. I bambini che da poco hanno partecipato al catechismo perseverano, e ricevono molto bene i sacramenti. Sono la speranza di questi luoghi. Nel sermone ho insegnato del catechismo a tutti, che ascoltavo con uno sguardo molto attento, sul peccato, la grazia, i comandamenti.

Dopo la Messa siamo andati in processione, cantando, verso il terreno. Mentre camminavamo si poteva vedere una grande quantità di gente che era arrivata. Per questi piccoli villaggi era una moltitudine. Abbiamo fatto la benedizione del luogo e siamo tornati quasi immediatamente, perché il sole era molto forte.

Abbiamo mangiato tutti insieme un’altra volta, e la gente ha deciso di ritornare nel luogo dove abbiamo avuto la Messa, per ascoltare alcuni canti e ballare un po’. Era un’espressione di grande gioia perchè avevano avuto la Messa dopo tanti anni, e la speranza che questa comunità continui ad andare avanti. Ad un certo punto, come si è soliti fare, ma soltanto nei posti dove c’è un molto buon spirito, quelli del coro hanno fatto un cerchio e hanno cominciato a cantare a ballare. Tutti si sono aggiunti al festeggiamento.

È stato veramente un giorno molto gioioso. Penso che la maggior parte di loro quasi non li conosco, ma abbiamo passato un momento familiare molto gradevole. Questa gente è molto semplice, e fa piacere stare con loro. Rimanevano ad ascoltare i canti delle bambine e del coro… e si vedevano veramente dei quadri di vita familiare africana. Quello africano è un popolo che sa godere di ciò che tiene, ne gode e lo gradisce.

Io mi chiedo sempre se veramente siano poveri… hanno questa ricchezza che manca nel nostro mondo occidentale: il valore della famiglia, dei bambini, della vita. E se stanno con Cristo, hanno vita piena. Se conoscono Gesù Cristo si trasformano nelle persone più felici che conosco. Dopo ho potuto dare un passaggio a dei i bambini e non hanno smesso di cantare finché non sono scesi dell’auto… spero di poter condividere questo audio con voi.

¡Firmes en la brecha!

P. Diego Cano, IVE